LAVORI DI RESTAURO DI PALAZZO CARAFA DI ROCCELLA A NAPOLI
La prima descrizione dell'edificio risale al 1667, quando era un semplice casamento di campagna a due piani; tale carattere viene conservato fino al 1755, data a partire dalla quale si interviene con ampliamenti e modifiche. Tra il 1755 ed il 1765 avviene la trasformazione più significativa., costituita dall'ampliamento del fronte principale dell'edificio e dalla creazione di un ingresso centrale sul fronte in asse con lo scalone principale su un progetto commissionato dalla Principessa Ippolita Cantelmo Stuart all'architetto Luca Vecchioni. Tra il 1842 ed il 1902 vengono realizzati quei lavori che danno alla fabbrica l'aspetto attuale, il completamento del terzo piano e la risistemazione del prospetto principale. Nel 1913 vengono effettuati importanti lavori di ristrutturazione che riguardano rafforzamenti ed ampliamenti nella parte posteriore. L'edificio subisce una grave menomazione quando nel 1964 è oggetto di un vandalico tentativo di speculazione edilizia con lo spicconamento degli intonaci della facciata principale e la manomissione di molti ambienti interni; il tentativo viene fermato, ma da quel momento l'edificio viene lasciato in uno stato di abbandono per oltre un ventennio. Finalmente l'Amministrazione Comunale di Napoli decide di destinare l'edificio a sede di attività culturali e manifestazioni artistiche, richiedendo al Ministero della P.I. di autorizzarne l'espropriazione a favore del Comune medesimo. In conseguenza di ciò l'Amministrazione procede all'elaborazione di un progetto per il restauro affidato a progettisti di fama nazionale. Il Comune appalterà poi l’esecuzione dei lavori alla società COEDIL SUD. Sulla base di ciò viene restituita alla città un'importante testimonianza culturale recuperata agli originari valori ambientali offrendo alla pubblica fruizione una risorsa culturale di carattere internazionale.
La società COEDIL SUD ha sperimentato per Palazzo Roccella tale tipo d’intervento. In generale i materiali compositi sono costituiti da fibre organiche immerse in una matrice polimerica costituita da resine polimeriche che possono essere termoplastiche o termoindurenti. Fiber Reinforced Polymer (FRP) è la denominazione coniata per identificare tali materiali compositi ad altissime prestazioni.
Nella composizione dei due materiali alle fibre si affida il compito di resistenza alle sollecitazioni esterne (preferibilmente di trazione), mentre alla matrice in resina è affidato il compito di trasferire gli sforzi alle fibre attraverso la propria resistenza tangenziale; la matrice ha anche il compito di proteggere le fibre dagli agenti esterni. In cantiere il tessuto in fibre viene "polimerizzato" attraverso un procedimento detto laminazione che consiste nell'applicare il prodotto dopo averlo impregnato di resina epossidica, sulla superficie da trattare; in questo modo si ottengono al contempo la realizzazione del composito e l'adesione del tessuto alla superficie muraria.
Il progetto per tale intervento è stato redatto dal prof. Ing. Renato Sparacio.




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